La Via di Fuga

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Io sono quella che non ce la faccio. Io sono stanca, anzi, stanchissima. La vita moderna ha dei ritmi e delle pretese che tenerci dietro, io non ce la faccio. Oppure no. Io sono esaurita. Sono scarica. Sembro viva, ma sono morta. Oppure no. (Paolo Nori)
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mercoledì, 25 novembre 2009

Oggi ce l'ho contro gli spot. Questo perchè nella mia mente semplice uno spot credo serva per sensibilizzare un particolare target di persone su un argomento. Che si cerchi di informare questo target o di spingerlo ad acquistare un prodotto non è importante. E' importante, credo, capire quali sono le necessità di quel target e fare in modo di sopperire ad una mancanza. Che sia di conoscenza o di possesso di un prodotto. Oppure addirittura creare in modo fittizio quella necessità. Cioè lo spot crea una necessità dove in realtà non esiste. Quindi crei una mancanza e la risolvi con il tuo prodotto.

Partiamo dal primo spot.
Si tratta di una campagna di sensibilizzazione verso un problema: l'omofobia. Condizione necessaria per debellarla dovrebbe essere rendere prima di tutto cosciente l'utente cui è destinato su cosa sia l'omofobia. Mi immedesimo sempre nella casalinga di Voghera. Quella che guarda i programmi trash alla tv, che non si informa e che non approfondisce quello che succede nel mondo usando schemi che esulino dai programmi ben definiti dalla tv. Internet non sa neanche cosa sia.
Allora la casalinga di Voghera, cosa sa del mondo omosessuale? Della sua quotidianità? Del trattamento che questo riceve nell'ambiente sociale, lavorativo, familiare?
Non sa niente. Sa degli omosessuali quello che i mezzi di comunicazione mi fanno arrivare. Cioè che hanno un rappresentante che va all'isola dei famosi, che sono persone dello stesso sesso che fanno porcherie fra di loro, che ogni tanto scoppiano delle risse nelle grandi città, che vanno in giro in mutande di lamè su carri con della musica a palla. Che fanno cose zozze perchè sono come animali e che sono contro natura "lo dice anche il prete", e infatti nella bibbia (che non ho mai letto ma lo dice il prete) Gesù li condanna pesantemente. Questo sa, Questo la tv e la quotidianità le fa arrivare.

Allora io mi siedo con la casalinga di Voghera nel suo bel salottino borghese e premo pausa sul video. Facciamo delle domande alla Signora Casalinga.
Minuto 0.05 prima pausa: Signora Casalinga la vede l'inquadratura? La si vuole far immedesimare nella signora nell'ambulanza. E' in compagnia del suo uomo, e ha una bella fede al dito, la vede la fede nuziale? Le stanno dicendo, signora che questa è la "normalità", coppietta perbene benedetta dal signore.
Minuto 0.15: signora casalinga ha già trovato il nesso fra l'assomigliare alla propria madre o l'avere il numero 42 di scarpe? Le anticipo che il nesso non esiste. Stanno cercando di fare fuffa. Di incrociare dati del tipo "oggi cucino i fagioli. Oggi piove. Risultato: cucinare i fagioli porta pioggia".
Minuto 0.29: infatti se non ti importa il numero di scarpe e se assomiglia al padre o al postino perchè ti deve interessare se questo barelliere è gay?  Signora casalinga, glielo dicono chiaramente "rifiuta l'omofobia, non essere tu quello diverso". Lo so che nessuno le ha ancora detto cosa si intende per "omofobia" ma lei non lo sia. E non sia lei quella diversa, lasci che siano loro i diversi. Che poi come fa a sapere che il chirurgo è gay? Ha mica il camice di lamè. Non c'è la musica house in sala operatoria, giusto? E poi scusi il messaggio non è chiaro? Mi segua eh: lei si è immedesimata nella donna cattolica eterosessuale, e adesso sta male. Finisce in un ospedale dove barellieri, infermieri e chirurghi son tutti gay -l'inferno signora mia- ma lei sta a spaccare il capello in quattro? No! Brava, perchè lei ha bisogno di aiuto! Il messaggio è chiaro: rifiuta l'omofobia, perchè questi maledetti froci fanno i più disparati mestieri e prima o poi potrebbero servirti!
E' chiaro, signora? Quindi anche se non sa cos'è, mi raccomando: rifiuti l'omofobia!
Minuto 0.51: adesso è chiaro Signora. Vede chi ha fatto lo spot? Il ministero per le pari opportunità, quello presieduto da una
donna omofoba! Siamo al paradosso. Quella che afferma che i gay in Italia non sono discriminati e la devono smettere di chiedere diritti, soprattutto a Roma, che è la capitale della cristianità. Come una SS che ci invita a fare pat pat sulla spalla di un ebreo, stessa coerenza.

Allora Signora casalinga di Voghera facciamo cosi, buttiamo giù una bozza di spot da mandare al Ministro Cargafna, così lei mi aiuterà a far capire cos'è l'omofobia a chi non la conosce.
Diciamo che la telecamera inquadra un locale qualsiasi, in cui ci sono diverse persone che si incontrano per un aperitivo, se vuole facciamo anche una pizza, così è più casalinga eh? Allora ci sono questi che mangiano la pizza, pagano e escono dal locale, stanno chiaccherando tenendosi per mano -come farà sicuramente lei con suo marito- mentre si avviano in una strada trafficata verso casa. Ma i due vengono raggiunti da un gruppo di ragazzoni perbene che li acchiappano e li pestano. Si deve vedere bene come li buttano per terra, gli danno i calci nella pancia e gli spaccano la testa con i loro bei bastoni tricolori. Poi stacco in pronto soccorso. Solo che, anche se gli aggrediti tengono l'uno all'altro quanto lei tiene a suo marito, i medici cacciano il compagno che disperato vorrebbe notizie sulla salute dell'altro perchè non "rappresenta niente". Non è parente, non è marito. Che vuole? Non è marito perchè noi normali non glielo permettiamo, sia chiaro. Non accettiamo di ufficializzare il loro rapporto, che non sta bene.
Certo il pestaggio poi entra nei fatti di cronaca, ci viene raccontato come una rissa qualsiasi in cui il rappresentante della città in cui si svolgono i fatti liquida tutto con un "eh ma non si deve fare, ma in fondo i nostri (i picchiatori) son bravi ragazzi". Signora di Voghera, i picchiatori sono della stessa corrente politica del sindaco di una città come Roma e della ministra che ha fatto lo spot che vede sopra. Non è un po' ipocrita tutto questo?
Altra scena signora: la telecamera fa una bella panoramica su una stanza da letto che riconosciamo subito appartenere ad un adolescente. Poster di qualche gruppo musicale o divo del cinema, libri sparsi sulla scrivania, foto attaccate al muro, i cd preferiti ben sistemati intorno allo stereo. Poi la telecamera sale a mostrare due piedi che vagano nel vuoto, veloce flashback e troviamo che quel ragazzino è perennemente messo sotto scacco dai compagni di scuola che continuano ad affibbiargli appellattivi in cui "frocio" è il più educato. La telecamera sale e c'è un bel ragazzo di 16/17 anni appeso dove ci dovrebbe essere un lampadario.
Altro stacchetto in cui facciamo vedere qualche fatto di cronaca: qui non inventiamo niente. Prendiamo i dati di fatto. Il caso Brenda, se n'è mica accorta che continuano a spararci addosso immagini di una comunità, quella transessuale, assolutamente degradata, che  vive di orge e droga, in catapecchie  e mette in cattiva luce i nostri politici che le frequentano? I nomi dei 4 carabinieri per esempio, io li sto ancora aspettando. Quella è gente per bene, che farà mai? Ricattano, usano la divisa per delinquere, pagati con le nostre tasse, mossi sicuramente dai politici più forti. Ma son cose da poco, in confronto a quelle che dovrebbero essere le vittime: i transessuali. Son gente strana, questi trans, vede che son matti? Fanno la doccia ai pc e poi si suicidano dando fuoco agli appartamenti. Che storie. E li vogliamo tutelare? Gli sbirri no, son brave persone, tutti casa e chiesa. E anche i politici eh. Saranno stati traviati un attimo, vede che son già rientrati in seno alla comunità normale e cercano adesso l'illuminazione divina? Brava gente, signora. No?

Poi lo sistemiamo lo spot eh, queste son solo cose generali per farle capire cos'è la discriminazione. Vorrei che lei capisse, mia cara casalinga di Voghera, che essere omosessuale oggi in Italia significa essere additati in mezzo alla strada quando va bene, essere pestati a sangue quando va male. Significa essere ghettizzati in ambiente lavorativo e scolastico. Significa, per un adolescente, dover fare i conti con tutte le paturnie classiche dell'adolescenza più la variabile del sentirsi sbagliato, schifoso, meritevole di ripudio addirittura da parte della propria madre. Significa vedere utilizzati gli insulti che gli vengono rivolti in senso molto più ampio, cosi dare del frocio ad un uomo, soprattutto se etero, è ormai l'offesa peggiore che si possa fare. Come quando si da della puttana ad una donna solo perchè ci ha fregato il posteggio. Stiamo parlando in fondo di persone che non stanno chiedendo niente alla società normale, non la stanno minacciando ne tentano di distruggerla. Chiedono solo, e già il chiederlo mostra quanto troglodita sia questa società, di poter vivere in pace le proprie scelte sessuali avendo gli stessi identici diritti di tutti gli altri. Essere liberi di prendersi per mano in una strada pubblica, poter ufficializzare la propria posizione di fronte alla legge così da ottenere lo stesso trattamento riservato a tutti gli altri per quanto riguarda tasse, eredità, cure mediche. E soprattutto signora, credo cerchino la dignità che lei sa benissimo essere un aspetto fondamentale dell'essere umano sano di mente. Come si può vivere con la paerenne sensazione di essere diverso, malato, deviato. Al massimo tollerato?
Ha capito cos'è l'omofobia? E' il capro espiatorio della società cattolico-borghese che in modo paranoico sente sempre minacciata la sua posizione di privilegio. Sono le imposizioni date dalla cultura cattolica che insistono a battere sul tasto dell'abominio. E' il concetto sociologico per cui io per poterla governare e comandare devo avere a che fare con una massa che tende allo stesso obiettivo. E devo quindi creare dei concetti condivisi, una morale preconfezionata che faccia opporre il noi corretto e accettato verso un voi sbagliato e da combattere. Perchè una società che non ha nemici è rilassata, pensa, prende consapevolezza e magari si rivolta propio al padrone. Signora ha capito che in una società sana non sono gli omosessuali a dover combattere per i propri diritti? Ha capito che è una lotta che va fatta soprattutto dagli etrosessuali per potersi garantire uno stato civile e corretto? Lo capisce che l'omosessualità è un problema serio per la società solo nel momento in cui questa sfocia in discriminazione?

A chiusura vorrei rendere noto che lo spot è costato 2 milioni di euro. Dopo tagli alle scuole e alla sanità pubblica spendere una tale cifra per non dire assolutamente niente, se non "ti possono servire, dai non pestarli" mi pare veramente assurdo.

(aggiornerò con una altro post che quelli della Calzedonia devono morire)

lunedì, 23 novembre 2009

In questi giorni a Bologna c'è un cielo color latte e a camminare per la strada si sentono in faccia tante microcoggioline che non sono pioggia, ma come un'umidità troppo carica. Non c'è freddo, solo che questa specie di grigiore ti si attacca alle ossa e vorresti solo restare sotto le coperte fino alla primavera.

E poi sto leggendo un libro. Scritto da una docente universitaria francese. Nella quarta di copertina prometteva di studiare i "riti" che l'unamità utilizza per creare e mantenere un gruppo. L'ho comprato per imparare, come fosse un telecomando, le funzioni del vivere civile che non riesco proprio a farmi entrare in testa. Certe cose le ho già studiate anni fa su manuali di sociologia, psicologia e antropologia culturale, scoprendo anche molte cose interessanti. Questa "professoressa" invece si limita a creare un manuale di buone maniere senza dare spiegazioni sul come e perchè.

Per esempio dice che quando sei ospite a pranzo le pietanze saranno assolutamente "squisite" anche se vi state sentendo male. Il padrone di casa che vi invita a dormire vi lascerà immancabilmente a disposizione teli da bagno e il necessario per la toeletta, e voi -ospiti- immancabilmente ringrazierete senza osare toccare niente. Insomma la solita fuffa, per cui pensi aglio ma devi dire cipolla e cosi son tutti belli contenti.

La parte migliore è quella in cui viene indicata come "buona educazione" non intristire o ammorbare i presenti con i propri problemi. Per cui alla domanda obbligatoria: "come va" si risponderà sempre e comunque "benissimo, grazie".
Lì ho chiuso il libro e mi sono dedicata alle coccole con il gatto. Perchè il gatto non mi chiede mai come sto. O se mi guarda con la testa reclinata accetta anche un "di merda, grazie". E questo non glielo dico per rovinare la sua giornata o per farlo sentire in colpa o ammorbarlo, e lui non si sente in dovere di rispondere al mio malessere con frasi che (nelle migliori intenzioni) dovrebbero farti tornare il buonumore. Niente complimenti, niente frasi fatte. Forse mi darà qualche testata sul naso, così da indicare che non può fare molto, per carità, però un po' di fusa aiutano. Aiutano?
Credo di si. Come aiuterebbe potersi permettere il lusso di non vivere sempre in parallelo e sentirsi l'anima a pezzi ma sfoggiare sorrisi degni della famiglia del mulino bianco. Sarebbe bello essere trasparenti e poter mostrare agli altri come si sta davvero, senza che questa paia una minaccia. Sarebbe carino che un essere umano non usasse per forza le parole, ma ti desse -a modo suo- una testata sul muso.

Impossibile. E allora è preferibile, appunto perchè son "donna di mondo" che conosce le regole, non uscire di casa, così che nessuno abbia da risentirsi per il fatto che non sono attenta, che non rido per ogni cazzata, che invece sorrido e mi incanto per piccole cose che sfuggono all'attenzione generale.

L'unica cosa che vorrei capire è il tabù che esiste per la sfera affettiva delle persone.
Se in un gruppo si presenta una persona con un braccio ingessato, per esempio, verrà trattato dagli altri esattamente come se non avesse quel momentaneo handicap. Non viene commiserato, non provoca nel prossimo tristezza o senso di colpa. Si avrà solo cura di agevolarlo in quelle piccole cose che non può fare, capendo bene che quelle piccole cortesie non modificheranno la percezione che lui ha di se stesso e la comunità di lui. Insomma quella è la persona di sempre, adesso e temporaneamente con un braccio ingessato. E tutti pronti a chiedere cos'è successo, a riportare la propria esperienza, a dare suggerimenti. Sempre senza che venga minimamente scalfitta la percezione che ciascuno ha di se stesso.

Se però facciamo lo stesso esempio con un'amico depresso o malinconico beh cambia tutto. Entra il gioco il tabù. A uno palesemente triste non si chiede assolutamente cosa ci sia che non va, non si danno consigli e non lo si agevola come se avesse un handicap momentaneo. Si evita invece di incontrarne lo sguardo, si spera non attacchi il pippone proprio a noi, si fa in modo che la malinconia di uno cali su tutto il gruppo "rovinando" l'atmosfera. L'unica scusante è che la malinconia o tristezza sia data da un fatto conosciuto ed oggettivo: è stato mollato dalla fidanzata. Perfetto, siccome il problema è circoscritto e riconoscibile la tristezza che ne deriva verrà trattata al pari di un gesso al braccio. Ma se uno è malinconico per il solo "mal di vivere", allora no. Di che vogliamo parlare? Dei massimi sistemi? Ci si avvicina come avessimo una parte importante di colpa sia nella nascita di quella malinconia, sia un senso di colpa preventivo con cui ci scusiamo del non voler/poter intervenire.

Da qualche tempo mi sto dedicando al tumblr e naturalmente seguo altre persone. Ecco, una cosa che mi lascia sempre basita sono i post che segnalano i sempre più numerosi blog lamentosi, scritti a quanto pare sempre e solo da donne che non hanno di meglio da fare che lagnarsi e piangersi addosso tutto il tempo.
Adesso, a parte la generalizzazione paurosa esiste anche la possibilità di chiudere o non leggere quello che non ci interessa. E siamo sempre nell'ambito del libero arbitrio.

Vorrei capire solo se esiste, in questa società, il diritto a stare male senza che il prossimo si debba sentire minacciato o coinvolto. Soprattutto quando chi sta male non chiede assolutamente niente, soltanto di essere lasciato in pace. Se un essere umano ha il diritto di dire quello che pensa, soprattutto quando non sta offendendo o tirando in ballo gli altri. Se si percepisce la differenza fra il "lamento perenne" del piangersi addosso e il provare un oggettivo malessere per qualcosa che il soggetto in questione sa identificare anche molto bene ma cui non riesce -suo malgrado- a porre rimedio.
Ecco, a me piacerebbe tanto che chiunque al mondo non accetti di sentirsi rispondere "di merda grazie. E tu?" non faccia neanche la domanda.

postato da: Bassotuba75 alle ore 10:59 | link | commenti (8)
categorie: me , paranoia in gocce, parlando fra io e me
venerdì, 02 ottobre 2009

Commento a caldo di Annozero, solo perchè a momenti mi sale il sangue alla testa e bisogna farlo defluire in un modo o nell'altro.
Intanto il popolo che non frequenta internet sa poco e niente dell'intera vicenda, proprio perchè la protagonista non ha mai avuto spazio in nessun giornale o tg italiano, tantomeno la televisione ha riproposto i servizi andati in onda negli altri stati.

E' quindi mancato il "riassunto delle puntate precedenti". La famosa casalinga di Voghera, sempre quella che non sa mai niente che non sia passato per Maria De Filippi o programmi della rai, ha solo sentito ripetere mille volte "si, sono una escort".
Signora di Voghera intanto le dico che la escort non è quella bruttissima macchina anni '80 (o 90? Mah), ma è una prostituta. Escort sta a prostituta come "operatore ecologico" sta a spazzino, ecco, stessa ipocrisia. In questo cara signora di Voghera non ci veda alcun giudizio nei confronti delle prostitute, continui anzi a leggere.
Dal punto di vista prettamente organizzativo ho notato questa cosa, ma non sono un giornalista e diciamo che questa è solo una mia opinione.

Quello che mi ha fatto invece ribollire il sangue sono stati alcuni passaggi in cui io, portatrice sana di utero, mi sono sentita offesa.
Dagli uomini! Mi si dirà. No no, sono profondamente offesa e schifata da due donne. Donne che si permettono di comparire in televisione, nella tv pubblica, dentro quello schermo luminoso che la casalinga di Voghera reputa portatrice di verità assoluta e che quindi usa come guida per scoprire le nuove tendenze autunno-inverno del vivere sociale.

La prima offesa anzi risale ai giorni passati in cui si è sentito dire "perchè mai una escort deve andare sulla tv pubblica, pagata da noi, ma a che livello siamo?". Ecco già qui io leggo una intolleranza e un razzismo degni del KKK. Pongo due domande facili facili, e mi piacerebbe ottenre risposta, giuro.
1. Che cos'ha una escort in meno di una panettiera, una cuoca, una casalinga, una avvocatessa? Cosa in particolare rende degna o indegna del diritto di parola?
Attenzione a cosa rispondete. Perchè se la vostra risposta è: la rende indegna il suo mercificare il corpo in cambio di denaro o favori allora potete saltare la domanda
2. chi ha più dignità e rigore morale fra una donna che liberamente sceglie di vendere il proprio corpo per ottenere in cambio denaro o favori/regali/agevolazioni e con il mento alto lo ammette con candore e una donna che usa esattamente lo stesso stratagemma però pretende il titolo di "signora" per ottenere le medesime cose? Signora di Voghera sarò più chiara: fra stare in strada a chiedere 50 euro per un pompino o farlo a casa per ottenere in cambio un ministero cosa cambia?
Secondo me, cara casalinga, cambia la dignità delle persone. Ecco, io una che si prostituisce in strada o a casa e che ammette di essere una puttana (hanno il senso dell'umorismo certe persone, si sa) la stimo. Una persona così merita rispetto, perchè ha fatto una scelta di vita e la difende, affrontando anche le conseguenze che questo comporta.
Una puttana che invece pretende il titolo di signora, quelle che scrivono maestra di fellatio nel curriculum subito dopo il voto di laurea a me fanno schifo. Perchè vogliono tutto, pretendono di avere la vita facile, pretendono di non accettare le conseguenze delle loro scelte. Sono vili, quindi immeritevoli di rispetto.

Ad Annozero allora è presente la Signora D'addario, escort dichiarata, che racconta la sua versione dei fatti. Se sia vero o meno quello che racconta non lo so. Certo le registrazioni le hanno fatte sentire e non c'è molto da discutere. Certi ospiti -chissà quali eh- si chiedeno perchè abbia registrato e tutta una serie di amenità simili. Cercano di spostare l'attenzione su dettagli insignificanti. Classica arrampicata sugli specchi. A me pare più grave, e di molto, che un Presidente del Consiglio paghi delle ragazze con "buste" contenenti 5.000 euro, che si scopi anche le minorenni. Diciamo anche che io son per la libertà, e uno si può scopare chi gli garba, ma che poi in base alle loro capacità sessuali me le piazzi ad amministrare la cosa pubblica è inconcepibile.

Chi però meriterebbe la lapidazione in pubblica piazza, possibilmente con esposizione del cadavere all'ingresso della città sono due ospiti ben precise: due donne. Una femminista (mi viene già da ridere) e una che non mi ricordo cosa faccia. Ricordo solo che ha a che fare con il Pdl e che non sa coniugare i verbi, ne parlare il latino, nonostante ci provi con pessimi risultati.

Alla femminista rimprovero solo una cosa: avere il cervello a forma di utero. Ma non è colpa sua, intendiamoci. E' l'essere femministe che porta questa grave malformazione. Le viene chiesto se secondo lei le veline sono donne libere, visto che si possono permettere di stare quasi spogliate e invece le donne di una volta erano costrette a coprirsi per "pudore". La sua risposta signori è: si, sono libere. Abbiamo ormai imparato che ci possiamo esprimere anche con il corpo.
Guarda, femminista che non mi ricordo come ti chiami, ti vorrei prendere da parte e chiederti: ma hai tanto da dire sulle islamiche coperte fino ai piedi, dici che le patata è tua e te la gestisci tu e poi accetti che le donne vengano utilizzate come puro ornamento per una utenza evidentemente tutta maschile. E tutto questo, cristo, senza obblighi. Addirittura la velina è un ruolo ambito. Cioè per diventare il simbolo dell'inutilità della donna, per mostrarti come buco con intorno una persona tu fai anche le lotte, i provini, i pompini, convinta di avere la libertà? Femminista rispondimi: è per questo che avete lottato? Cioè anni per passare dal ruolo di oggetto sessuale voluto dall'uomo al ruolo di oggetto sessuale per proprio volere? Femminista se questa è la tua lotta fammi una cortesia: datevi fuoco, subito!
Questa è una domanda retorica, femminista, sappiamo che è esattamente cosi. Altrimenti quando certe donne, non femministe quindi dotate di cervello pensante, hanno contestato la nomina di ministra ad una pompinara siete insorte al grido di "le donne vanno difese, come possiamo noi donne accusare un'altra donna?". Queste son vostre testuali parole, e raccogliendomi le palle cadute nel frattempo ho anche risposto dentro di me: le donne non hanno ragione a prescindere in quanto donne. Le donne che con i loro comportamenti ledono la dignità dell'intera categoria vanno messe al rogo, proprio dalle altre donne! Concetto troppo difficile, lo so.
Naturalmente la femminista ha anche approfittato di una domanda che verteva su tutt'altro argomento per ribadire che le donne non sono libere di scegliere se abortire chirurgicamente o farmacologicamente. Ma qui non gli si può obiettare niente. La femminista è come il navigatore satellitare. Uno ogni tanto impazzisce e suggerisce inversioni a U sulla A1, l'altra invece quando si inceppa (ogni 5 minuti) si infervora sull'aborto. Provateci, fate parlare una femminista per più di 5 minuti poi sparate una domanda a bruciapelo: "ma nella pasta alla carbonara ci va la cipolla si o no?". Vi guarderà basita per poi dire che non è importante cipolla o no, ci son cose più importanti perdio! E se si vuole abortire, eh? In  questa società maschilista? Risolta la questione dell'aborto la pasta alla carbonara si preparerà da sola.
(se amate le sfuriate contro le femministe avevo già dato qui).

L'altra donna da lapidare è quella pidiellina di cui ignoro nome e motivazione del perchè esista. Ho solo registrato che si è appena laureata. L'ho tenuto a mente perchè ho subito pensato che è proprio vero che la scuola italiana è troppo buona, si riescono a laureare tutti. Basta partecipare, passeggiare in facoltà e prima o poi una laurea te la danno. Almeno lei credo abbia corroso i pavimenti della facoltà. A parte l'ignorare il fatto che i verbi nella lingua italiana si coniugano seguendo regole precise e non a cazzo, si rivolge subito alla D'Addario chiamandola "Dottoressa D'addario", a questo segue alzata sopraccigliare, piglio sarcastico e battuta "se così si può definire". Allora, cara pidiellina dei miei coglioni, non si può dire dottoressa D'Addario, visto che la chiamano Signora e non Dott.ssa significherà che è priva di un titolo che tu dimostri non avere alcun valore. Sei infatti, Dottoressa Pidiellina, di una ignoranza e grettezza uniche al mondo. Se imparassi a coniugare i verbi italiani prima di aprire la ruota da dottoressa forse faresti cosa gradita al mondo. Inoltre se non hai padronanza della pronuncia parla come mangi ed evita di incartarti su parole come "intellighenzia". Come vedi la signorilità non si conquista certo con una pergamena. Passano neanche cinque minuti e Miss Braccia Rubate all'Agricoltura sbotta con un "ma per favore adesso diamo credito a una puttana".

Ecco esattamente in questo punto il mio sangue ha iniziato a ribollire nella testa. Purtroppo qualcuno aveva appena iniziato a parlarle sopra, questo ha permesso a tutti di fare finta di nulla. Ma caro Santoro, lei doveva immediatamente obbligarla ad uscire dallo studio previe scuse formali alla "puttana" di cui si crede tanto superiore. La D'addario, se ha sentito, ha dimostrato signorilità anche nell'ignorarla completamente. E' una donna intelligente, evidentemente. Meno sboccata di me che l'avrei presa a pizze in faccia. Invece a questa ignorante zappatrice mancata viene data la possibilità di mettere ancora in mostra la sua stupidità e le viene rivolta un'altra domanda. Alla prima, fattale da Travaglio, non ha risposto ma in puro stile pidiellino ha iniziato a gridare sbavando come l'esorcista "e perchè voi, comunisti...", la seconda domanda -domani ve la cerco lo giuro- le fa assumere un'espressione da "oddio che m'ha chiesto che ore sono?". In pratica non ha capito la domanda. E' palese, non l'ha capita. Ma zitta non ci sa stare e allora grida "zitto lei che non ha neanche un partito! Guardi le beghe del suo partito!". Le intimano però di rispondere. Abbiate pazienza, dio mio. Questa ha il vuoto cosmico nella testa. Però andrebbe uccisa, perchè mostra in televisione l'esempio sbagliatissimo delle tendenze autunno-inverno sociali di cui dicevo prima.
Le sue battute di pessimo gusto continuano a riproporre il modello dell'offesa a chi fa lecitamente e alla luce del sole il mestiere più vecchio del mondo. Puro stile fascista, che vuole le donne relegate al ruolo di madri illibate che pensano alla cura degli italici pargoli.
Non fosse che le donne del loro partito fanno carriera a suon di fellatio.

In tutto questo ho una sola domanda: Berlusconi dice che non sapeva fossero escort però poi il giorno dopo consegna delle buste con denaro dentro, o fa favori come quelli promessi alla D'addario. Questo non fa cadere il concetto di "utilizzatore finale"? Sapendolo o meno le tratta comunque come prostitute, questo porterebbe alla richiesta decisa ed ufficiale delle sue dimissioni immediate.

Sappiamo bene che con tutto quello che ha combinato il fatto delle escort è il minimo, ma non era Al Capone che fu alla fine arrestato per evasione fiscale?

Update: il video della pidiellina da uccidere.

Ari-update: guarda guarda dove si istruisce la scimmia urlatrice!

postato da: Bassotuba75 alle ore 00:00 | link | commenti (19)
categorie: cul-tura, elezioni 2008, giramento di maroni
lunedì, 14 settembre 2009

Continuo a latitare e nel frattempo scopro cose strane. Ho solo spostato l'attenzione qui. Forse perchè è iniziato questo strano gioco del silenzio per cui seguo un mucchio di cose, leggo, mi informo ma sono avara di parole.

L'ho scoperto anche sabato, quando ho dato la colpa al fatto che fosse mattina -e io la mattina non esisto, deambulo- per giustificare il fatto che le domande che affioravano nel sentire parlare l'altro non trovavano voce ma restavano intrappolate nella testa. Sicuramente avrò dato -ancora una volta- l'impressione di essere strana e tutto il resto però sto proprio perdendo la capacità di tramutare in parola quello che penso.
Intendo quando ne vale la pena, poi ci sono altre volte in cui l'unico pensiero che ho in testa è "perchè sono qui anzichè sotto il piumone a leggere"? Questi i pensieri del sabato sera, con una compagnia creata a tradimento, che mi ha visto rifugiata in svariati bicchieri di alcool per non sentire quello che mi circondava. Nello specifico: borsette luìvitton (tutto attaccato), i nuovi modelli di ballerina che andranno questo inverno, gomme da masticare attaccate -per sbaglio- in testa ad una ragazza al primo appuntamento da parte di un lui che cerca di fare colpo portandola -nientemeno- che nella discoteca più trendy di Bologna, descrizione di capi di abbigliamento con tanti di quei nomi di tessuti che più che una camicia pareva una soap opera.
Poi non mi si venga a dire che io amo l'alcool, è che delle volte è l'unico aiuto esistente per accettare tutto questo. Sarà che stare attaccata alla cannuccia tutto il tempo a fare le bolle in mezzo al ghiaccio sembri super impegnata e impossibilitata -nonostante non veda l'ora, eh- a partecipare a discussioni di tal fatta.

A parte questo è un periodo del menga, come direbbe qualcuno. Va tutto male, davvero. Eppure ho una tranquillità addosso come se sapessi che tanto finirà presto. Quindi due son le cose: o ho perso quella malinconia di fondo -e non so neanche come ne perchè- oppure siamo arrivati alla soglia della pazzia pura. Tutto dovrebbe portarmi ad essere incazzata come una murena, malinconica e depressa. Invece cammino a testa alta, rido per ogni cosa e sono pacifica come non mai. Misteri della vita. Saranno le ovaje, forse sto entrando in menopausa. Non so.

L'unica cosa che ho scoperto e non mi piace per niente è la paura che mi sta prendendo quando sono in giro. Giuro. Quando sono arrivata a Bologna non mi sono mai sentita in pericolo, magari ecco eviti di passare in particolari stradine che hanno una brutta fama, eviti di avere la faccia da "dio mio ti prego non uccidermi" e cose del genere. Invece adesso mi rendo conto di essere in un perenne stato di allerta. Non solo la sera o nei posti isolati. Si sente proprio una "cattiveria" di fondo, le persone sono tesissime anche in pieno giorno. Anche solo in fila alle poste trovi persone che ti guardano malissimo o che son pronte a rissare per il solo fatto che sposti il peso del corpo da un piede all'altro; chi cammina per strada sposta spesso le spalle per proteggersi quando incrocia qualcun'altro. Ci stanno abituando ad essere cattivi, al fatto che tutto sia lecito, ad avere paura di chiunque incontriamo. Ci bombardano continuamente di notizie assurde però in realtà più niente fa notizia.
Poco fa ho trovato
questa. Per dire è una stronzata, si tratta evidentemente di un cretino patentato che si sarebbe meritato frustate sulle bruciature. Perchè non ha insultato random il personale medico, così che magari si poteva anche pensare stesse delirando a causa del dolore, no è stato preciso. Non vuole essere toccato nai "negri". Quello che mi fa una paura terribile non è il caso isolato, ripeto: questo è un cretino e ringraziamo il fuoco che ha tentato di mandarlo all'altro mondo. No, mi fa paura il fatto che chi fino ad oggi aveva questa rabbia, questa intolleranza strisciante sotto la pelle aveva però il terrore della società che gli imponeva un certo rigore etico e morale.
Adesso no, anzi, adesso più sei cattivo, senza regole, esagerato, più la società ti da spazio, parla di te e sempre con un certo compiacimento.
Quello che mi fa paura non è il pirla che dice una cosa simile, è la persona che legge la notizia e non resta a bocca aperta a chiedersi dove sia ormai il limite della decenza.
Mi fa paura la paura della gente. Mi fa paura questo senso di angoscia perenne che stanno creando nelle persone. Mi terrorizza l'atteggiamento fisico delle persone che senza neanche accorgersene fanno un passetto indietro quando chiedi un'informazione, che in autobus stringono forte la borsetta e abbassano la testa per poter spiare con la coda dell'occhio cosa gli capita intorno, mi spaventano tutte le varie liti che sento intorno a me per cose assolutamente inutili.

E poi ieri sera ho visto un film che avevo scaricato secoli fa, questo, e forse mi hanno impressionato certe scene. Se le avessi viste solo due anni fa avrei pensato "che boiata pazzesca", adesso invece mi trovo a "riconoscere" certe dinamiche o certi scenari nelle immagini dei tg o nel centro di una città che fino a poco tempo fa combatteva il degrado in un solo modo: vita che scorreva per le strade a tutte le ore del giorno e della notte.

postato da: Bassotuba75 alle ore 17:54 | link | commenti (7)
categorie: tempi moderni, sassolini nella scarpa, in-tolleranza
venerdì, 28 agosto 2009

La ricetta è semplice, tu prendi la stanchezza della prima settimana di lavoro dopo le ferie, ci aggiungi un'uscita autoimposta -che sembri una vecchia sempre chiusa in casa- e mescoli tutto con due bicchieri -abbondanti- di vino.
E' così che ti ritrovi a tornare presto a casa seduta nei sedili posteriori di una macchina, a seguire con lo sguardo le insegne dei negozi chiusi che creano solo scie di diversi colori, poi ogni tanto volgi lo sguardo dentro l'abitacolo e vedi due persone che stanno sedute una di fianco all'altra.
Si stanno canzonando per il nome stupido di una merendina di cui lui, a quanto pare, va matto. Ecco, è quotidianità spicciola, e realizzi -tutto in un momento- che è esattamente quello che ti manca.
Non è il grande amore delle fiabe, non è neanche quello squallore che ti circonda, è l'idea. E' l'idea sedimentata nel cervello che hai di "coppia", che chissà poi da dove diavolo l'hai tirata fuori. Quella che tu chiami "coppia perfetta" l'hai vista una sola volta nella vita, eppure è quella che cerchi. Per alcuni non esiste, per tua madre -saggia come sempre- si chiama solo letteratura, per la precisione Dostoevskji.
E allora chissà da dove l'hai tirata fuori l'idea che sarebbe ora tu avessi una persona affianco, che si goda insieme a te il fresco che entra dai finestrini dell'auto, uno che ti fa attorcigliare la pancia a guardargli le mani che toccano gli oggetti, uno con cui condividere lo schifo di questo mondo -a me non piace questo mondo tutto sbagliato, e a te? Neanche a te?- eppure trovarsi di colpo quasi estasiati di fronte a piccoli, insignificanti, eventi di tutti i giorni.

Si, perchè io son quella che quando si arrabbia esosrdisce con "porcoddio" senza sentirsi volgare, che ha voglia e trae piacere dal chiamare le cose con il loro nome, sono quella che sente il sangue affluire alla testa quando sente una risposta articolata molto male nei confronti di chi "non si può difendere". Io son quella "incazzata", sempre e comunque. Eppure sono anche quella che quasi  si vergogna di estasiarsi di fronte a piccolissime cose, come una bimba che chiama "bau" affinchè il cane del mio amico le si avvicini e poi ritrae impaurita la mano paffuta, son quella che resta estasiata a immaginare tutto il mondo che si sta creando in quella piccola testolina.
Sono quella incazzata sempre e comunque che però si ferma al centro di una piazza e mentre i venditori urlano i prezzi della frutta sorride da sola perchè lui, ottant'anni ad andare bene, si ferma un attimo prima del gradino del marciapiede e tira indietro il braccio a cercare la mano della compagna di una vita. Per proteggerla, e guarda un po' con quale forza, dal traffico della città. E resto lì, inebetita a sorridere e commuovermi per un gesto che non ha nulla di studiato ma si è creato pezzo per pezzo nel corso di una vita.
C'è voluta una vita per tramutare un "io" in "noi".

E seguo le scie delle insegne dei negozi, prima di posarmi sulla coppia che c'è seduta di fronte  a me nell'abitacolo. Nulla di invidiabile, se non il contesto, il "potrebbe essere". Loro che tornano insieme alla loro casa e avranno da dirsi l'ultima frase prima di dormire.
Penso a me stessa, mi vedo come fossi un'estranea. E mi vedo arrabbattarmi in una vita in cui l'unico concetto esistente è "io", in cui penso che devo montare i bastoni delle tende, ed è solo un gesto meccanico. Non diventerà occasione di scherno per il resto della nostra vita che so, sbagliare il foro nel muro. Non è più un pezzo di vita, è solo un bastone per le tende che vivrò solo io, che chiuderò solo io, che sceglierò solo io.
La consapevolezza di star sprecando gli anni migliori della mia vita, ad incistirmi dietro cose che non valgono la pena. Adesso che avrei la ricetta perfetta per dosare in modo sapiente scelte adulte con colpi di testa che tanto ti fanno sentire viva.

Che poi vorrei tanto sapere quando mi sono inventata questo concetto di coppia, dove mai si è visto concretizzato questa figura che ti sta accanto che è insieme la tua forza e la tua disperazione, che ti sa aiutare ma che necessita di aiuto, che esiste solo in funzione di qualcosa che trascende il singolo, che ti sa insegnare qualcosa ma nello stesso tempo capisce il tuo valore, negato al resto del mondo. Qualcuno con cui essere vulnerabile, far vedere che hai paura di tutto quello che esiste e da difendere di fronte alle tue stesse paure.
Io a dire il vero non l'ho mai vista realizzata una cosa simile. Ho solo visto tante solitudini che ad un certo punto si attraggono per paura di affogare e poi vegliano la notte scrutando una sagoma addormentata nell'altra metà del letto e si chiedono perchè, se in fondo la vita è tutta quii. Una solitudine immensa mascherata da "famiglia".
E dico che non voglio questo, vorrei quello che dico io, vorrei la capacità di essere onesti come bambini, pieni di passione come due amanti al primo incontro e complici come chi sa di star vivendo qualcosa di assolutamente unico. 

La verità della serata è che a me il vino fa male. Bisogna smettere.
postato da: Bassotuba75 alle ore 23:29 | link | commenti (6)
categorie: cose che non andrebbero scritte
lunedì, 24 agosto 2009

Nel post precedente iniziavo con "latito", ed in effetti è quello che faccio ancora.
Latito da tutto, parto per le ferie completamente dissociata dal mondo e anche da me stessa. Imparo -a furia di raccontarlo- quanto siano stupide certe dinamiche. Come il post che è comparso qui qualche tempo fa e poi scomparso. Beh ha perso ogni importanza, mi spiace solo che ci sia qualcuno che sta male per davvero e non ottenga aiuti da nessuno e per questo ossessioni chi neanche la conosce inventando storie senza senso. Forse l'essere umano quando è disperato si comporta così, chissà.

D'altra parte non mi va più di immischiarmi con chi non mi rappresenta nient'altro che uno studipo cancro e ha il peso di un peto nel mondo.

Dimenticato quel piccolo fastidio mi son dedicata alle mie cose. Un'intera lista di cose da spuntare. La maggior parte son rimaste inevase, e la priorità è stata data ad altre.
Innanzi tutto ho imparato che è difficilissimo camminare sulle stampelle. Pare facile, invece devi saper valutare quanto inclinarle rispetto al corpo prima di sollevare tutto il peso. E poi un dolore atroce nei muscoli dell'avambraccio e delle spalle. Allora mi chiedo come diavolo fai a stare li sopra, con la tua età, la tua mole da ormai troppi mesi.
Mi chiedo come fai a creare quel piccolo muro invisibile davanti ai tuoi occhi per trattenere te stessa e farmi arrivare solo le cose "neutre". Mi parli dei tuoi libri, mi indichi quali sono i più belli e quali no, mi dici cos'hai scoperto circa i nuovi fatti di politica "ma parla piano che se ci sente poi litighiamo per niente, tanto non capice un cazzo".
Ecco, e allora torno indietro negli anni e rimetto insieme le tecniche imparate nell'infanzia. La prendo lunga, che tu non abbia paura di me. Mi siedo lontana da te, che non ti senta oppressa. Inizio dal materasso, hai il tempo di capire dove voglio arrivare e sai che se vuoi puoi fuggire. Sai che so quando vuoi sorvolare e farò finta di accettare la tua finta distrazione.
Invece mi lasci fare e il discorso sulla necessità di cambiare quel materasso arriva ben presto al succo del discorso. "non ti senti sola?" le chiedo.

E lei, che è lettrice esperta, capisce subito che quello è il centro del ragionamento, ma legge anche le parole non dette. Sarebbe troppo lungo, mamma, e sembrerebbe poi patetico da spiegare a fondo. Ma non voglio arrivare chissà dove. Vorrei solo si imparasse a non trattare con pietà questo sentimento che pure è umano e accompagna tante persone per lunghi periodi dell'esistenza. Dimmi mamma, perchè una persona può essere perennemente arrabbiata, o triste, o felice, o spensierata e niente di questo va a scalfire il "valore" di quella persona, ed invece la parola "solitudine" fa così tanta paura? La persona sola pare portarsi addosso una malattia grave e contagiosa. Si guarda il "solo" con pietà e si fanno spallucce.

E invece è solo una delle tante condizioni dell'essere umano. Solitudine non significa "non avere" o "fallimento". Non significa dover accartocciare la propria vita e buttarla nel cestino.
Non mi sono mai sentita così sola come in queste vacanze. Soprattutto quando ero in compagnia di qualcuno. Quindi non è neanche una questione di appartenere o meno ad un gruppo sociale. Non è l'avere esseri umani intorno che ti rende meno sola. Anche se sono persone cui tieni. Io ho selezionato parecchio nel corso degli anni, e lo sai che per qualcuno son disposta a tagliarmi un braccio. Quindi non è solitudine pura.

Parlo della solitudine come la vedo in te. Parlo di due solitudini che vivono sotto lo stesso tetto e la società si ostina a chiamarle "famiglia". Parlo della solitudine che senti premere proprio quando hai certe persone intorno, per cui pare di parlare due lingue diverse, dove gli anni scorrono nella perfetta incomunicabilità. Si può essere più soli di cosi? Del dover sopportare qualcuno affianco che non conosciamo e non ci vuole conoscere? Ma come si fa a non impazzire? Guarda, bastano due stampelle per distruggere in un attimo quell'equilibrio di cristallo e far cadere in frantumi quella che sembrava la "realtà".
Questo non te lo dico mamma, ma forse lo immagini da sola, le relazioni stabili mi spaventano a morte proprio per questo, perchè non voglio rivivere una solitudine così profonda.
Ma tu capisci, arrivi sempre molto più lontano di quanto avessi immaginato e supponi che anche io capisca e sia forte abbastanza. "mi devi promettere una cosa" e mi ritrovo un biglietto in mano: un indirizzo di Roma. "appena diventerò non autosufficiente, di testa o di corpo, voglio andare lì. Prometti che mi porterai proprio lì". Mi rigiro il biglietto fra le mani e non posso parlare, c'è quel maledetto gomitolo di lana proprio in gola. La voce quindi viene fuori molto più dura di come dovrebbe, ma sai anche il perchè. "sarei un mostro a promettere una cosa del genere". Ma il biglietto resta teso nel nulla, non muove neanche una mano. Non è la risposta giusta "te lo chiedo per me, mi mortifica tutto questo, se volete accettare quello che ho scelto per me stessa mi farete vivere in pace la mia vita, altrimenti mi condannate alla vergogna. Prometti".

E' una estate fatta di svariati nodi in gola, di occhi che pizzicano, della ricerca di strade deserte da percorrere in solitaria. Di vento in faccia che si spera trascini via qualche pensiero. Sono momenti di cattiveria che salgono e vorrebbero pulire il buono distruggendo il negativo. Ti son stata dietro ben cinque minuti a ragionare se darti o meno un calcio proprio al centro della schiena, cosi le provi anche tu le stampelle e la smetti poi di fare lo stronzo, che dici?
L'indecisione se accettare o meno di fare l'aperitivo con una persona che gode come una malata nel vivisezionare animali. Ecco, sai quanto mi farebbe bene sedermi al tavolo con te e dirti che ti disprezzo e ti auguro una morte lenta e dolorosa? Ti auguro che ogni singola cosa che hai fatto agli animali la risenta moltiplicata per mille, dovrai invocare la morte e lei si dovrà prendere gioco di te.

In concreto son tornata svuotata, sembra mi regga in piedo solo perchè bene impagliata.
Bisogna che mi dia una smossa. Bella forte.

martedì, 30 giugno 2009

Latito.

Ma non solo dal blog, anche dalla vita.
Più il tempo passa più somiglio alla me stessa bambina, quella che stava zitta e osservava le persone, ne seguiva i discorsi, sorrideva impercettibilmente quando veniva colpita da certe frasi, o da certi dettagli.
I dettagli sono la cosa più importante, secondo me. Aiutano chi non ha memoria a non impazzire, a trovare la strada, a riconoscere gli altri. Non saprei mai fornire una descrizione attendibile di nessuno, neanche delle persone più care. Il mondo è fatto di dettagli, esattamente come gli esseri umani.
Me le immagino le domande di un potenziale sbirro "forza ci dica come aveva gli occhi". E che ne so io. E' possibile mi ricordi le rughe intorno agli occhi, mi restano impresse soprattutto quelle nell'angolo esterno, in genere sono due e vanno una in su e una in giù. Così gli occhi sembrano dei piccoli pesciolini che si dibattono ad ogni espressione della persona. Aiutano i pesciolini? No, lo sapevo.
Le mani mi restano impresse, si. Ma noto solo con quale forza si imprimono nel mondo. Certe persone si aggrappano con le mani a qualsiasi superficie trovino, come se allentando la presa su un solo bicchiere d'acqua rischiassero di perdersi in chissà quale altra dimensione. Altre invece sfiorano le cose con delicatezza, pare abbiamo paura di rompere tutto, anche se sfiorano un muro, lo fanno quasi chiedendo scusa. E poi ci sono le mani di quelli che ci vedono benissimo, ma si comportano come ciechi. Questo lo noti soprattutto quando le persone non sanno di essere osservate e gli cammini dietro. Camminano, pensano a chissà che e nel frattempo le loro mani sfiorano tutto quello che gli occhi registrano. Muri, foglie, portiere di auto. Credo non si fidino della vista. Cercano conferme. Credo. Io almeno cerco di capire se tutto questo esiste.

"Ma non hai mai niente da dire?" è la frase che mi è stata rivolta più spesso, e io mi limitavo a guardarli di sotto in sù e fare un sorriso che per me voleva dire tutto, per loro non so. E neanche importa.
No, a dire il vero non ho nulla da dire, perchè tutto quello che potrei dire lo dirà qualcun'altro, prima o poi. Basta aspettare. E faccio già una gran fatica a tenere insieme tutto quello che arriva alla testa. Colori, paesaggi, espressioni, parole, odori. Quello che esiste da una parte e quello che "potrebbe essere" dall'altra. Faccio una fatica bestia a discriminare quello che accade veramente da quello che immagino possa succedere. Uno strascico autonomo del gioco "facciamo che" che usano i bimbi. Anche camminare sotto un portico è troppo lungo da descrivere. Ci sarebbe da dire cosa sta succedendo veramente e cosa potrebbe implicare ogni singola cosa che vedo. Ci sono talmente tante cose da stare a guardare che non trovo più il tempo di aprire bocca per dire nulla. Anzi, bisogna concentrarsi bene per non lasciarsi sfuggire il senso delle cose.

L'unico momento in cui mi rendo conto che esiste un solo mondo è quando leggo. Leggere è venire trascinati a forza dentro una storia in cui piano piano affiorano particolari. La stanza in cui si muove il protagonista, la sua voce. Diventi partecipe dei suoi stati d'animo e non esiste altro mondo che quello. Forse è per quello che leggere è rilassante. Puoi per un attimo spegnere le antenne che captano il mondo esterno e lasciarti guidare. E poi nessun libro ti guarda mai curioso come a dire "eh ma non hai niente da dire?".

No, non ho niente da dire. E lo so che in questo periodo vengo percepita come più strana del solito. Eppure a me pare normale stare in mezzo ad altre persone e comportarmi come fossi trasparente. Vedo, osservo, penso. Ma non è contemplato che io partecipi attivamente. Certo se mi rivorgi la parola sono obbligata a rispondere, e quanta fatica costa. Significa buttare giù in fretta e furia dal tavolo tutte le carte che fanno parte dei mille mondi del "facciamo che" e lasciare solo quelle reali. Quelle che l'altro può ritenere coerenti con la realtà circostante.

No, non ho niente da dire. Neanche quelle poche volte che mi servirebbe dire qualcosa. Invece taccio volontariamente, perchè so che verrebbe fuori qualcosa legato al ragionamento del "facciamo che", e non al mondo reale. Non posso farti una domanda partendo dalla fine delle mie libere associazioni, giusto? Rischierei di sembrare pazza. Eppure sarebbe il modo più coerente. Ma dovrei prima spiegarti tutto un mondo. E allora meglio tacere. 

postato da: Bassotuba75 alle ore 16:48 | link | commenti (16)
categorie: me , parlando fra io e me
mercoledì, 10 giugno 2009

Stamattina ho aperto faccialibro e ho trovato un commento a questo video. Commento che considero importante e degno di nota.

Andiamo con ordine.
Questo video mostra la vicenda Berlusconi - feste stile "Scarface" nella sua villa in Sardegna. Naturalmente è il video di un tg spagnolo, che noi qui in Cina Italia non lo possiamo certo mandare in onda. Qui da noi è proibita l'informazione che fa male al re, che lede la sua immagine, che provoca pessimismo. Noi, che siamo l'orgoglio di Orwell, vogliamo solo programmi, spot, libri e giornali che ci facciano stare bene, che ci infondano ottimismo e ci facciano sentire fieri di essere italiani.
Per questo benediciamo la sacra arte della censura che non fa arrivare i film più interessanti nelle nostre sale, anche se la proiezione magari era stata già programmata; non vogliamo certo vedere nelle nostre librerie scrittori che se la prendono con il nostro premier, per di più stranieri, ma via.

Tanto sono interessanti il video e l'articolo di El Pais, quanto patetiche le pseudo-giustificazioni del premier stesso circa questa vicenda: dal dire che Noemi è vergine, e certo non ne dubitiamo considerando quanti orifizi esistano in un corpo umano, all'accusare la stampa estera nel più svariati modi. Adesso per esempio è saltata fuori la storia delle tasse...

Il premier naturalmente grida allo scandalo, alla violazione della privacy e promette denunce random.
Sembra facile sentire le notizie e schierarsi da una parte o dall'altra, giusto? Anche il direttore del tg spagnolo ha detto chiaramente che loro fanno informazione, è un loro dovere (attenzione ha detto dovere non diritto) informare i cittadini sulla realtà dei fatti. Aggiunge poi che se, a conoscenza dei fatti, lo si vuole votare lo stesso va bene, benissimo. Quella è libera scelta. Ma appunto basata sulla conoscenza di quello che in realtà è, e non su quello che ci vogliono far credere che sia.

In questo passaggio io mi son bloccata, lo ammetto, povera scemina italiana che resta a bocca aperta di fronte alle teorie dei popoli civili e progrediti. Li guardo affascinata e penso che un giorno lontano anche noi avremo un mondo così. Forse non io, forse non i miei figli, ma i mie bisnipoti forse potranno dire a testa alta: io sono italiano! Abbiamo un passato nero, siamo stati un paese del terzo mondo, senza diritti e senza libertà di espressione, xenofobo e fascista, ma ci siamo piano piano risvegliati.
Pensa se fossimo in un paese come la Spagna, dove si afferma così chiaramente che per correttezza uno ha a disposizione la verità (che bella parola, lasciatemela scrivere spesso) poi, in coscienza decide. Anche una decisione sbagliata sia chiaro, però come dire, nata da presupposti giusti.

D'altra parte non possiamo avere tutto. La Spagna oggi è democratica e aperta perchè arriva da millenni di storia in cui piano piano hanno raggiunto la libertà, giorno dopo giorno, mattone dopo mattone. Noi invece, che appena 50 anni fa eravamo sotto dittatura pesante (mi pare di ricordare fosse una dittatura militare) non è che ci possiamo liberare così in fretta dell'essere servi nell'animo. Un popolo non può mica risorgere in breve tempo ed esplodere in una democrazia. Ci vogliono secoli e secoli.
O forse confondo i fatti? Dite che la Spagna non ha avuto l'ultima dittatura intorno al 1200? Mah, allora forse dovremmo farci dare delle ripetizioni.

Perchè gli spagnoli si e noi no?
Questa potrebbe essere una spiegazione:

“L’italiano medio è decaduto dal punto di vista della morale pubblica e dal punto di vista della morale privata, per cui ogni cosa va bene: se lo fa Berlusconi lo faccio anch’io, o viceversa, se lo faccio io, perché devo rimproverare Berlusconi?”, ha sentenziato De Rita, in un’intervista a La Nacion.

“La chiave è l’attrazione antropologica esercitata da Berlusconi, che ha un rapporto diretto con la gente, a cui piacerebbe somigliargli perché è ricco, perché conquista le donne, perché ha le ville, le automobili, tutto… Berlusconi è l’effetto di un’opinione di massa, non l’effetto di un’opinione pilotata”, ha aggiunto.


Però c'è anche un altro passaggio che sta ad un livello inferiore di ragionamento: appunto la frase che stamattina ho trovato in faccialibro.
Metto le mani avanti e dico subito che si, è vero, certamente faccialibro non è esattamente il genere di sito che attira persone geniali, però è anche vero che è uno strumento, e come tale si può usare bene o male. Statisticamente è sicuramente più probabile trovare gente terra terra che limita l'utilizzo della rete a mandare bacini e fare test, ma è anche possibile utilizzarlo con un minimo di intelligenza.

Il commento che ho trovato è di una persona che non conosco, quindi posso giudicarla solo ed esclusivamente in base a questo specifico commento, riferito appunto al video qui sopra:
"Ciao, posto anche a te lo stesso msg che ho inviato ieri ad un mio amico che aveva pubblicato il tuo stesso video:
Domanda seria (e ti assicuro che la mia non vuole essere una provocazione, ma si tratta di semplice curiosità):come mai se Berlusconi vuole portarsi delle ragazze a casa tutti lo criticano e gridano allo scandalo, ma se Vendola (il tuo governatore!), Pecoraro Scanio e Luxuria vanno a letto coi maschietti sono solo affari personali e non c'entrano nulla con la politica? Grazie"

Davanti a questo messaggio vedo solo due opzioni: ignorare una bestia di tanta stupidità augurandogli di estinguersi presto, oppure assecondare il sangue che sale alla testa.
Ad uno così io mi sento autorizzata a mettere le mani in faccia, e accompagnare ogni punto con una bella cinquina: prima per lo slogan implicito "meglio pappone che culattone". Seconda per il fatto che pretende di comparare due cose assolutamente diverse. Ma finchè uno nel suo privato fa sesso con qualcuno, che sia maschio, femmina, uomo, animale, lettera o testamento, che me ne frega?
A me interessa entrare nel merito quando un uomo politico si scopa le minorenni e questo nel mio stato è un reato, mi interessa nel momento in cui per fare i suoi festini stile narcotrafficante usa i miei soldi, quelli delle mie tasse, quelli che taglia alla mia istruzione e sanità e spende invece per comprare regali alle sue puttane e scorrazzare da una parte all'altra dell'Italia i suoi buffoni e i suoi ospiti a MIE spese, con beni dello stato. Mi interessa nel momento in cui in base al sei dentro/sei fuori delle sue feste vengono decise le sorti del mio paese, mi interessa nel momento in cui non solo ti devo pagare queste puttane ma poi le devo anche accettare in qualità di parlamentari. Non solo mi dici che te le sei fatto, che sono tue serve, ma capisco anche se sono brave o meno nell'arte della fellatio in base al ruolo che poi rivestono nel mio stato. Mi interessa nel momento in cui, da donna, vedo che essere intelligenti e preparate non serve a niente e relegate la donna al ruolo di puttana che si deve scopare uomini vecchi, laidi e atrocemente sottodotati come quelli fotografati in tali ville per avere un posto di lavoro. Mi interessa nel momento in cui in un fatto del genere vedo il degrado a 360 gradi. Vedo le famiglie che accompagnano le figlie come agnelli sacrificali sull'altare di questi mafiosi, vedo le facce gelose delle ragazzine nel guardare queste "privilegiate" come fosse una grande occasione nella vita, quando invece stanno solo prostituendosi come tante ragazze in strada. Con la differenza che la puttana di strada è piena di dignità ed è pulita. Queste ragazzine invece sono puttane nel corpo e soprattutto nell'anima. Il degrado lo vedo negli italiani che lo venerano perchè ha sdoganato tutto il peggio che ciscuno di noi forse avrebbe sempre voluto fare ma non ha mai avuto il coraggio di ammettere. Sta diventando una gara a chi cade più in basso.

Se prendiamo i risultati delle elezioni e la domanda di questo demente qui sopra mi chiedo solo come sia possibile essere così terribilmente stupidi da non avere un briciolo di spirito critico, di amor proprio, di dignità.
Mi chiedo perchè non posso insultare apertamente una persona del genere quando la sua sola esistenza, e soprattutto il suo avere i diritti di una persona cerebralmente normodotata, come quello al voto, influiscono poi così pesantemente sulla deriva morale, civile, politica e democratica di un intero paese.

Per me se uno lo vuole votare faccia pure. Pretenderei però che uno capisse prima cosa cazzo sta facendo. Insomma alla spagnola, basta sapere le cose prima. E capirle, soprattutto.  

sabato, 16 maggio 2009

Tempo fa scrissi questo post.
Oggi scopro, con un giorno di ritardo, che il fatto specifico cui mi riferivo è arrivato alla conclusione: assolti.

Ecco, avrei voluto vedere nei blog e siti delle femministe almeno due righe di scuse.
Invece non riportano neanche la notizia. Che bella così essere così maledettamente false nel proporre sempre e solo i fatti a favore della propria tesi.

Dal profondo del cuore un bel vaffanculo alle femministe che non capiscono che la donna NON è solo una patata e che finchè non si arriverà alla magica conclusione che l'uomo e la donna sono identici e differiscono appunto solo nelle parti genitali non si arriverà da nessuna parte.

E una domanda: quasi due anni di arresti domiciliari chi li restituirà ai due ragazzini?
postato da: Bassotuba75 alle ore 21:38 | link | commenti (18)
categorie:
sabato, 25 aprile 2009

Trovo un brano che dice esattamente quello che cercavo di scrivere nel post precedente, la differenza è che lui sapeva scrivere!

Gramsci, 1917. Pare parli proprio di noi:

Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

11 febbraio 1917

Trovato qui.

postato da: Bassotuba75 alle ore 18:30 | link | commenti (14)
categorie: libri, giramento di maroni, citando qua e la
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